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1902, 2015

I “nasoni” di Roma: un patrimonio da preservare

Una delle tante particolarità e bellezze della città eterna sono i suoi nasoni. “Come? Cosa sono?” vi starete sicuramente chiedendo senza sapere di averli visti in giro molte volte e di averli molto probabilmente anche usati con piacere nelle giornate più calde in giro per la città. Parliamo delle fontanelle pubbliche di Roma (in ghisa, alte circa 1,20mt e di forma cilindrica) dalle quali sgorga sempre acqua potabile disponibile per tutti in modo gratuito ed il cui nome deriva dalla forma ricurva del rubinetto che assomiglia appunto ad un grosso naso.

Roma è l’unica città al mondo ad avere fontanelle realizzate solo allo scopo di dissetare i cittadini e si stima che se ne trovino circa 2500 sparse in tutto il territorio. Ce ne sono un po’ ovunque in piazze, parchi pubblici, vicino a mercati o uffici postali oppure in semplici vie di quartieri anche periferici: non potete non averle notate! Da poco è stata creata anche un’app gratuita, in collaborazione con Acea, per individuare i nasoni sparsi per la città e trovare subito quello che ci serve in caso di necessità.

nasoni

Il “nasone” è uno dei simboli di Roma, ma quando è comparso per la prima volta in città? I famosi “nasoni” furono realizzati per la prima volta nel 1874 su volere del sindaco Luigi Pianciani: la giunta comunale approvò la realizzazione di un lotto di fontanelle in ghisa dotate di 3 bocchette dalle quali sgorgava l’acqua per poi finire nel condotto fognario attraverso una grata e dotate di teste di drago a decorare i cannelli di uscita. Successivamente il modello è stato leggermente modificato eliminando le tre bocchette a forma di testa di drago ed installando solo un semplice rubinetto ricurvo e liscio. Per il resto il modello dei “nasoni” è rimasto inalterato nel tempo e mantiene intatto il suo fascino.

fontanella

Una delle fontanelle più antiche risalente al lotto originario ed ancora funzionante si trova in piazza della Rotonda vicino al Pantheon ed è uno dei pochi “nasoni” d’epoca ancora funzionanti presenti a Roma. Gli altri si trovano in via delle tre Cannelle (vicino Palazzo Colonna), in via di San Teodoro (vicino alla Bocca della verità) ed ancora in Piazza San Giovanni della Malva ed in piazza Priscinula a Trastevere.
Che ne dite di passare a vederli per fare un salto indietro nel tempo (oltre che una bevuta d’acqua freschissima)?

Il Comune continua a produrre queste particolari fontanelle e ad installarle anche nei nuovi quartieri quindi ancora per molto tempo non rimarremo a corto di “nasoni” che sgorgano acqua fresca, potabile e gratuita per tutti. Uno dei simboli di Roma insomma gode ancora di ottima salute!

1802, 2015

Da Chagall a Matisse: nuove mostre in partenza a Roma

Roma è un museo a cielo aperto ed offre moltissime opportunità – gratuite – di arricchimento e svago in ambito culturale anche con una semplice passeggiata tenendo lo sguardo attento e pronto a cogliere i particolari. Se siete in città da un po’ ve ne sarete già resi conto molto bene. Se inoltre siete appassionati di mostre d’arte la città eterna non ha nulla da invidiare ad altre capitali europee e tra febbraio e marzo sfodera i suoi assi nella manica. C’è davvero l’imbarazzo della scelta!

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Si inizia con una mostra dedicata a Giorgio Morandi che si terrà al complesso del Vittoriano dal 27 febbraio al 21 giugno e che vedrà l’esposizione di un gran numero di opere del pittore ed incisore bolognese nato nel 1890 e morto nel 1964. Saranno raccolte un gran numero di opere tra dipinti ed incisioni realizzate in tutto l’arco della vita dell’artista, uno dei maggiori rappresentanti del Realismo nel Novecento italiano. Un ottimo modo per conoscerlo se per caso non sapete ancora chi sia.

Dal 3 marzo al 24 maggio arriva “Bernini disegnatore-il laboratorio del genio” presso la Galleria nazionale d’arte antica a palazzo Barberini. Saranno esposti oltre 200 fogli (provenienti dalla collezione di Lipsia) raffiguranti molti dei progetti principali realizzati nel corso della vita dal grandissimo esponente del Barocco romano. Una mostra ricercata e particolare che spazia da disegni di figura a disegni architettonici e per le arti decorative alla scoperta dei lati più segreti dell’arte di Bernini.

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Sarà poi la volta di Matisse che sarà alle Scuderie del Quirinale dal 4 marzo al 21 giugno offrendo una ghiotta occasione agli amanti del grande pittore, illustratore, incisore e scultore francese nato nel 1869 e morto nel 1954. Uno dei maggiori artisti del ventesimo secolo ed esponente della corrente dei Fauves. La mostra, nel meraviglioso contesto delle Scuderie del Quirinale, raccoglie oltre cento opere dell’artista francese provenienti dai maggiori musei europei (soprattutto Mosca e San Pietroburgo) ed americani: dipinti, disegni e costumi teatrali realizzati da Matisse in tutto l’arco della sua vita. Si prospetta un’occasione da non perdere!

Poco dopo arriverà Chagall-Love and life” dal 15 marzo al 26 luglio al Chiostro del Bramante, luogo unico a fianco alla Chiesa di Santa Maria della Pace nelle vicinanze di Piazza Navona. L’esposizione offre al pubblico oltre 150 opere tra disegni, dipinti e stampe del grande artista russo di origini ebraiche analizzando anche il rapporto tra il pittore e la moglie Bella Rosenfeld, sua grande musa ispiratrice per tutta la vita. Ritroviamo riferimenti alla cultura ebraica, l’influenza delle avanguardie francesi, la presenze di simboli che rappresentano una costante in tutta la produzione artistica di Chagall come la capra, l’asino, il suonatore di violino e gli amanti. Una bellissima opportunità per tutti gli appassionati del grande artista russo nato nel 1887 e scomparso nel 1985.

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Siete pronti ad iniziare un tour romano in giro per mostre d’arte?

3001, 2015

Anche a Roma c’è stato un ponte per gli innamorati… il Ponte Milvio

Innumerevoli lucchetti hanno adornato uno dei ponti di Roma per diverso tempo, testimoniando promesse di amore eterno o quasi di coppie innamorate. Ora non è più possibile incontrare tali sigilli di amore, che avevano creato qualche problematica alla struttura e ai lampioni, tanto da essere rimossi nel 2007.

Siamo sulla sponda nord del Tevere e stiamo parlando del Ponte Milvio. Si tratta di uno dei ponti più antichi di Roma, situato in un’area che era particolarmente strategica e funzionale al tempo degli antichi romani. Sorge con l’intento di prolungare via Flaminia nel IV secolo a.C. nella zona in cui appunto confluivano le vie Cassia, Flaminia, Clodia, e Veientana.

Gli antichi romani lo chiamavano Ponte Mollo perché durante le piene del fiume Tevere, era il primo dei ponti a essere sommerso dall’acqua. Le prime menzioni di questo ponte risalgono al 207 a.C. durante la seconda guerra punica. In questo momento storico, la struttura doveva essere in legno e la sua costruzione è legata a un certo Molvius, della gens Molvia. Appunto, Molvius è probabilmente il nome di uno dei magistrati che approvarono la ricostruzione del ponte in muratura.

Altre fonti, invece, sarebbero concordi nel collegare il nome del ponte allo stato disastroso in cui spesso si è ritrovato nel corso della storia. A causa di queste frequenti situazioni, il ponte fu sottoposto a diversi interventi di restauro o ricostruzione come ad esempio quello legato al censore Marco Emilio Scauro e risalente al 109 a.C. Tali interventi continuarono sino in epoca moderna. Tra questi, agli inizi dell’ottocento, furono promossi alcuni interventi di restauro da papa Pio VII, e affidati a Giuseppe Valadier. Egli ricostruì le arcate del ponte e realizzò una bella torre in stile neoclassico.

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Esiste però un altro episodio che ha reso il ponte particolarmente celebre per la storia di Roma e dell’intera cultura occidentale. Si tratta della conversione dell’imperatore Costantino, l’imperatore cristiano che nel IV secolo si trovava nei pressi di Ponte Milvio in occasione della battaglia contro Massenzio. Era il 312 d.C. e Costantino uscì vincitore da questo scontro diventando non solo imperatore ma artefice di un rinnovamento religioso che senz’altro ha cambiato il corso della storia dell’Occidente.

Costantino ha promosso la libertà di culto nel 313 attraverso l’editto di Milano. La religione cristiana divenne allora un importante fattore di coesione e di propaganda per Costantino e le fonti tramandano che la sua conversione fu quasi miracolosa. Si narra che Costantino avrebbe sognato il Dio dei cristiani la notte precedente allo scontro con l’avversario, e che in quella notte ebbe chiaramente una premonizione sulla vittoria. Avrebbe dovuto però far rappresentare sugli scudi dei suoi soldati un simbolo formato dalle lettere iniziali del nome di Cristo. Si trattava delle lettere greche X e P.

Oggi il ponte Milvio fa parte del quartiere della Vittoria e di Tor di Quinto, dista poco da Piazza Mancini, e costituisce un sito di interesse non solo per la sua fisionomia ma anche per i suoi dintorni, per la presenza di luoghi di interesse e locali. Si può passeggiare in zona, visitando Ponte Miglio con la sua torretta, e raggiungere anche il Foro Italico o l’Auditorium Parco della Musica. E non solo. Per chi ama andare in bici, è possibile percorrere l’area attraverso il proprio mezzo a due ruote, o addirittura noleggiarlo.

Sappiamo inoltre che un tempo esisteva un circolo di artisti nei pressi del Ponte Milvio, il Pontemolle Gesellschaft, fondato nel XIX secolo. Ne facevano parte Thorvaldsen, Franz, Cornelius, Reinhart, Millin e diverse altre personalità artistiche. Artisti provenienti da tutta Europa si ritrovavano così in questa zona, passeggiando in aree che al tempo dovevano apparire particolarmente suggestive, anche grazie alla presenza della Torretta Valadier, e soprattutto agli occhi di chi giungeva a Roma da lontano.

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2901, 2015

Il Tevere. Alle origini della città di Roma

I corsi d’acqua rappresentano da sempre un elemento chiave nella nascita e nello sviluppo storico delle civiltà. Sono tanti gli imperi che hanno fondato sulla presenza dell’acqua la loro intera storia, basti pensare alla Mesopotamia, alla Valle dell’Indo, all’Egitto. Dalle attività commerciali a quelle agricole, dall’allevamento alla valenza culturale, i fiumi sono un mezzo indispensabile per la sopravvivenza dei popoli tanto da essere rivestiti di un significato simbolico.

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Com’è noto, anche la città di Roma vanta la presenza di un importante fiume: il Tevere. Questo fiume nasce sul monte Fumaiolo, un rilievo situato nell’Appennino tosco-romagnolo, e sfocia nel Mar Tirreno. Dopo il Po e l’Adige rappresenta il terzo fiume italiano per lunghezza, scorre per un totale di circa 400 chilometri tra i Monti Sabini e i Monti Cimini. Il Tevere è alimentato da diversi affluenti e corsi d’acqua durante il suo percorso e tra questi l’Aniene, il Nera, e il Farfa sono sicuramente i più noti.

In virtù di tale ricchezza, ci risulta difficile credere che senza la presenza di questa risorsa idrica, Roma avrebbe avuto lo stesso percorso storico. In questo territorio del Lazio, nell’VIII secolo a.C., nascono i primi insediamenti abitativi.

Secondo le fonti tradizionali la fondazione di Roma risale al 753 a.C ma le tracce più consistenti di occupazione sono datate al IV sec. a.C. e situate nell’area ostiense. In tutta la prima fase della storia romana, la città compie una serie di iniziative volte al controllo dei commerci, e in questo discorso, il corso d’acqua gioca un ruolo essenziale.

Sappiamo che i romani erano esperti di ingegneria idraulica; ad essi risale la progettazione di acquedotti in epoca successiva, e addirittura la cosiddetta Cloaca Massima, uno dei più antichi sistemi fognari che si conosca. Siamo solo nel VI sec. a.C. e questo fatto è sicuramente indice della capacità della città di apprendere mezzi e conoscenze dalle civiltà e dai popoli con cui entravano in contatto per dare vita a straordinarie iniziative, prima fra tutte la Cloaca, al cui progetto hanno concorso le conoscenze mutuate dal popolo etrusco.

Come è semplice intuire, il fiume era importante per i commerci e per la sua natura di collegamento con la zona portuale e affacciata sul Tirreno. I latini chiamavano questo fiume Tiberis, da cui deriva appunto Tevere, ma probabilmente il nome più antico è Rumon, da “ruminante”, fatto che evidenzia e fa riferimento all’erosione delle sponde del fiume notata già in epoca antica.

Un’altra espressione con cui i romani indicavano il Tevere è “Albula” o “Biondo Flavio” a causa della tonalità della sabbia. Una curiosità su cui vale la pena di soffermarsi è che secondo Servio, autore latino vissuto verosimilmente durante il V sec. a.C, la città di Roma deve il proprio nome proprio al Tevere. Rumen o Rumon, i termini con cui i latini indicavano il fiume, condividono una radice simile a Roma, e più precisamente al verbo Ruo, ovvero “scorro”.

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Quanto alle fonti leggendarie sulle origini di Roma, sappiamo che fu Enea, il celebre eroe mitologico profugo da Troia e in cerca di una patria, a giungere in questa zona dove sarà fondata Roma e anche qui, è il fiume a giocare un ruolo essenziale. Enea risalì la foce del fiume che allora era noto come Albula, arrivando nei pressi di un’area abitata da pastori. Il fiume fu poi chiamato Tevere probabilmente in onore di una divinità fluviale o un Re chiamato Tiberinus che potrebbe aver avuto qualche collegamento con il corso d’acqua.

Leggenda o no, sappiamo che il fiume fu utilizzato sin dalle origini della città e che il popolo si preoccupò di avviare una serie di interventi per poter sfruttare in maniera ottimale questa riserva. Il Tevere fu utilizzato come risorsa di acqua potabile, come collegamento e via di comunicazione, percorribile da imbarcazioni, e come ambiente favorevole alla pesca. Si costruivano ponti in legno per attraversare le sponde, e tali costruzioni divennero poi in muratura. Come già accennato, il primo acquedotto di Roma deve la sua origine ad Appio Claudio, colui che decise di costruire anche la famosa Via Appia.

Oggi il Tevere è un meraviglioso corso d’acqua che attraversa la Città Eterna regalando ai suoi visitatori dei panorami che difficilmente si dimenticano. Poco fuori da Roma, oltre il GRA, il Grande Raccordo Anulare, il fiume scorre all’interno di un’area protetta che fa parte della Riserva Naturale del Litorale Romano. In tutto il suo percorso, questo fiume incontra molte specie vegetali, arbusti, piante come pioppi, eucalipti, pini domestici e varie specie faunistiche che vi trovano un habitat ideale. Sappiamo infatti che al momento della bonifica, per ragioni logistiche, furono piantate nella zona della foce delle specie arbustive in grado di assorbire acqua in eccesso. Questa è la ragione alla base della straordinaria biodiversità che caratterizza il paesaggio romano oggi.

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2801, 2015

Il Carnevale a Roma: dolci e maschere della tradizione

E anche quest’anno è arrivato. Cosa? Il Carnevale in tutta Italia e anche a Roma con il suo carico di coriandoli, maschere, scherzi, sfilate, dolcetti e festeggiamenti vari. È iniziato il 17 gennaio (festa di S. Antonio) e terminerà come sempre il martedì grasso, giorno che segna l’inizio dei quaranta giorni di quaresima che precedono la Pasqua. Sicuramente minore rispetto al carnevale di Venezia o a quello di Viareggio, anche a Roma però questa festa ha il suo perché ed una storia interessante. Ha origine dai Saturnalia, festività religiose che nella Roma papalina erano caratterizzate da balli, maschere, riti orgiastici, divertimenti, sacrifici e trasgressioni di vario tipo.

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In qualunque epoca non c’è festa che si rispetti senza cibo, siamo tutti d’accordo? Cosa si mangia allora a Roma per festeggiare il Carnevale? Basta andare in una pasticceria o in un bar ben fornito e rifarsi gli occhi. Ci sono le frappe (chiamate anche chiacchiere, bugie o frappole in altre regioni di Italia): dolci a forma di striscia spesso annodata a formare una sorta di fiocco preparati con un impasto di farina, uova e zucchero che viene poi cotto al forno oppure fritto ed infine arricchito da una spolverata di zucchero a velo, miele o una spruzzata di liquore.

Troviamo anche le castagnole che rimandano all’antica Roma nella quale alle feste in onore del Dio Bacco si offrivano delle palline fritte, che sono poi giunte fino ad oggi. Le castagnole sono infatti palline di farina, uova, zucchero e burro che vengono fritte e poi ricoperte di zucchero a velo e cannella. Molto spesso sono vuote ma se ne trovano anche nella golosissima versione ripiena di ricotta, crema o più raramente cioccolato e limoncello. Una vera bontà da non lasciarsi scappare a Carnevale a Roma e che non avrete di sicuro problemi a trovare in giro!

Da cosa ci si maschera a Carnevale a Roma? Ormai le maschere tipiche sono un lontano ricordo e i bambini attingono soprattutto ai cartoni animati più alla moda ma la maschere classiche romane mantengono inalterato il loro fascino e andrebbero preservate. Meo Patacca e Rugantino sono le maschere tipiche della tradizione popolare romana, ormai un po’ in disuso.

Meo Patacca

Meo Patacca

Meo Patacca è un popolano spaccone e attaccabrighe, sempre pronto a buttarsi nella mischia, tipico personaggio di Trastevere secondo la tradizione: per travestirsi da Meo Patacca occorrono una giacca di velluto, pantaloni stretti fino al ginocchio con una sciarpa colorata come cinta ed i capelli raccolti in una retina.

Rugantino è sicuramente la maschera simbolo di Roma: un giovane popolano arrogante e romantico protagonista di una delle storie d’amore più famose della tradizione romana rappresentata anche in vari musical a teatro. Come ci si traveste da Rugantino? Nulla di molto diverso rispetto a Meo Patacca. Bastano pantaloni al ginocchio, fascia intorno alla vita come cinta, camicia con casacca e fazzoletto al collo. Abiti semplici da perfetto personaggio del popolo romano.

E voi siete pronti a festeggiare il carnevale a Roma?

2701, 2015

La Bocca della Verità tra cinema, storia e realtà

La “Bocca della verità” è il nome di un monumento romano particolarmente celebre e misterioso ubicato nel portico di Santa Maria in Cosmedin. Passeggiando in questa zona vale assolutamente la pena sostare un po’ per provare a vedere se è vero quel che la leggenda racconta! Secondo la tradizione, infatti, inserendo la mano nella bocca di questo volto ieratico e marmoreo, qualora si menta, la mano non verrà restituita indietro e la bocca la tratterrà!

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Si tratta di un vero e proprio “test della verità” che ha esercitato il proprio fascino anche nel mondo del cinema. Conoscerete sicuramente “Vacanze romane”, il cui titolo originale è Roman Holiday, pellicola del 1953 diretta da William Wyler e che ha come protagonisti Gregory Peck e Audrey Hepburn.

Ebbene, una delle scene più importanti del film è stata girata nei pressi di questa bocca di pietra, ammettiamolo, un po’ inquietante. Gregory Peck racconta ad Audrey che secondo la tradizione, infilando la mano nella bocca della verità, questa la inghiottirebbe qualora si stia mentendo. Leggenda o meno, non conviene, dunque, dire qualche bugia di fronte a questo monumento! Si dice anche che la Hepburn proprio durante le riprese è stata vittima di uno scherzo: Joe, è questo il nome del protagonista maschile, farà finta che la sua mano resti incastrata nelle fauci del monumento. Sembra che la bella attrice si sia davvero spaventata, fatto che ha contribuito a rendere questa scena particolarmente spontanea e realistica.

Ma che cos’è la Bocca della Verità? Si tratta di una maschera in marmo inserita nelle mura del pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Rappresenta un volto barbato e può essere variamente interpretato come Giove Ammone o più semplicemente come oracolo. Si trova nella sua collocazione attuale dal Seicento, mentre originariamente era un tombino di età classica. Come di consuetudine, i tombini erano allora decorati con l’immagine simbolica di un dio fluviale o legato al simbolismo dell’acqua. Nell’XI secolo, la mentalità medievale portò a rivestire la Bocca della Verità di una natura oracolare e magica.

Tra l’altro, proprio alcune fonti medievali raccontano le vicende storiche del passato inserendo questo monumento nella narrazione. Giuliano l’Apostata, ritenuto sostenitore del paganesimo, avrebbe anche lui vissuto delle esperienze legate alla Bocca della Verità. Qui, si sarebbe nascosto il demonio sotto i panni di Mercurio, dio del pantheon pagano, e dietro alla maschera avrebbe trattenuto la mano dell’imperatore ingannandolo. Ma come mai l’imperatore si trovava nei pressi del monumento? Giuliano avrebbe preso in giro una donna truffandola e doveva quindi giurare dinanzi a questo oracolo le sue buone intenzioni. Il demonio avrebbe di conseguenza approfittato della vicenda, fingendosi Mercurio, dio che aveva relazioni con il commercio, e promettendogli un buon esito qualora l’imperatore avesse restaurato il paganesimo.

bocca della verità

Questa non è l’unica testimonianza medievale della fama della Bocca della Verità. Sembra che Virgilio Grammatico sia stato il padre di questo simulacro. Siamo nel VI secolo e Grammatico è uno dei dotti del tempo. Esperto di magia, avrebbe costruito tale Bocca di pietra proprio per testare la buona fede di coloro che si sottoponevano a tale prova. Mogli e mariti che dubitavano della fedeltà del proprio sposo avrebbero così avuto una prova incontrovertibile delle buone intenzioni dell’altro.

Anche le fonti rinascimentali raccontano di questa Bocca che destava la curiosità dei viaggiatori europei del tempo che si recavano in visita nell’Urbe e tante furono le storie che fiorirono attorno a questo monumento emblematico, che ancora oggi suscita, se non paura o timore, certamente tanta, tanta curiosità! Alzi, ops, la mano, chi non ha mai ceduto alla tentazione di inserire il proprio palmo all’interno delle fauci di pietra.

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