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3011, 2014

Roma e i viaggiatori dell’Ottocento

Gli anni del movimento Romantico coincisero con un momento della storia europea caratterizzato da un interesse per la storia dei popoli e delle nazioni, per un gusto neo gotico, per una sensibilità particolare, che portava a rivalutare il passato con le sue espressioni artistiche. Grazie alla diffusione dei cosiddetti “Grand Tour”, Roma divenne una meta speciale che attraeva visitatori da ogni parte dell’Europa. Le sue rovine erano un richiamo che non poteva non attrarre la sensibilità nostalgica dell’uomo romantico, affascinato dall’onirico, dal mistero, e dalla bellezza del passato. Il “Grand Tour” era un itinerario di viaggio intrapreso da tantissimi giovani dell’aristocrazia europea in varie località del territorio europeo.

Questa tendenza si diffuse a partire dal XVII secolo perdurando nei secoli successivi. Gli esploratori restavano in viaggio per mesi o anche anni, e solitamente la loro meta di arrivo era Roma o la Grecia, due Paesi ricchissimi di reperti e testimonianze della storia passato. Il viaggio divenne così importante che era considerata uno strumento essenziale per la formazione culturale di un nobile europeo.

The New Plan of Rome by Giambattista Nolli, 1748.

The New Plan of Rome by Giambattista Nolli, 1748.

Appunto, Roma con i suoi monumenti e le sue opere d’arte era una tappa piuttosto ambita, accanto a Napoli, Pompei, e la Sicilia. Gli studenti e gli appassionati di arte potevano entrare in contatto con i modelli originali di queste bellezze dell’antichità classica, esercitandosi nei disegni e nelle loro riproduzioni direttamente sul campo. Roma era un museo a cielo aperto, città in cui si stratificavano le rovine antiche a quelle cristiane, e moderne. I Musei Capitolini furono inaugurati per esempio nel 1734, e nel 1771 il Museo Pio-Clementino. Anche la periferia della capitale affascinava i visitatori: Frascati, Nemi, e soprattutto Tivoli con la sua Villa Adriana divennero meta di viaggio. Si diffuse così una vera e propria moda del collezionismo e dell’antiquariato.

Ma chi ha utilizzato per primo il termine “Grand Tour” e quali personaggi hanno esplorato Roma?

L’espressione Grand Tour è legata a una guida di Richard Lessels, “The Voyage of Italy” pubblicata nel 1670. Uno scrittore famosissimo, Johann Wolfgang Goethe, scrisse “Viaggio in Italia” (Italienische Reise), pubblicato tra 1816 e 1817. I due volumi che compongono questa pubblicazione sono il resoconto di un viaggio reale di cui è stato protagonista lo stesso Goethe alla fine dell’Ottocento. A Roma ebbe la possibilità di osservare le opere di Guercino, come la “Santa Petronilla”, o di Tiziano come la “Madonna di S. Niccolò dei Frari”, oppure, l’“Annunciazione” di Guido Reni, tutti lavori realizzati nel Seicento.

Tischbein, Goethe in the Roman Campagna, 1787.

Tischbein, Goethe in the Roman Campagna, 1787.

Ma Goethe non fu il solo a visitare l’Urbe. Stendhal visitò la città più volte sino al 1828 e nelle Passeggiate Romane lascia una testimonianza di quanto viaggiare a Roma fosse una scoperta continua. Moltissimi poeti, scrittori, nobili risiedevano in centro, come testimonia la Keats and Shelley Memorial House situata nel cuore di piazza di Spagna, dove morì addirittura un altro grande scrittore, ovvero Keats nel 1821. Sempre in centro, lo storico Caffè Greco era un luogo importante di ritrovo, accanto alle ville dei personaggi dell’alta società romana. Questi visitatori passeggiavano per la città mossi da una grande curiosità non solo nei confronti delle rovine antiche di Roma ma anche per le opere elaborate nell’età moderna, come quelle di Raffaello. Dunque Roma, dalle testimonianze archeologiche, come i Fori Imperiali, il Colosseo, e le opere conservate nei nascenti musei ottocenteschi, ai siti di età paleocristiana e medievale, sino alle opere artistiche moderne offriva uno spettacolo completo, e appariva agli occhi dei visitatori europei una sorta di scrigno che custodiva la storia della cultura occidentale in ogni sua tappa.

2911, 2014

La Colonna Traiana e L’Arco di Costantino: quando l’arte celebra la storia

Tra i monumenti più importanti della storia romana ci sono la Colonna Traiana e l’Arco di Costantino. Pur essendo sempre sotto gli occhi di tutti, facendo parte della struttura urbana, e visibili anche semplicemente passeggiando in centro, potrebbe non essere sempre così immediato comprendere il loro valore simbolico. Si tratta di monumenti ricchissimi di simboli e riferimenti a vicende storiche molto distanti nel tempo, nati con la finalità di celebrare o raccontare le gesta degli imperatori che avevano promosso lo sviluppo della società romana. Ma perché questi monumenti vengono citati insieme?

Arco-di-Costantino

L’Arco di Costantino, come suggerisce il nome, è legato all’imperatore del IV secolo che dà impulso alla religione cristiana in Occidente. In questi anni, il clima sociale è di forte tensione e culmina nella battaglia di Ponte Milvio. L’Arco di Costantino sorge appunto per comunicare e celebrare gli avvenimenti di cui si è reso protagonista l’imperatore. Per farlo, questo imperatore guarda ai fasti del passato e all’imperatore Traiano, che era stato un grande promotore dell’espansione romana in Dacia, nella parte orientale dell’Impero. Dunque, alcuni rilievi che sono presenti sulla colonna Traiana vengono ripresi come modello per l’Arco di Costantino.

colonna-traiana

Vediamo qualche dettaglio in più. La Colonna Traiana fu inaugurata nel 113 d.C. e presenta un lungo fregio a forma di spirale che si avvolge attorno alla superficie della colonna, formata da diciannove blocchi di marmo. Come già accennato in precedenza, il tema del monumento è la celebrazione delle vittorie dell’imperatore in Dacia (101-106) e dunque delle sue campagne militari. La narrazione è movimentata, la figura di Traiano è rappresentata ben sessanta volte. Sono rappresentati episodi di marcia, momenti cruciali delle battaglie, cerimonie, e ambascerie. Tutte queste scene sono inserite in ambientazioni realistiche e naturali, ben rappresentati, fatto che lascia supporre che esistessero delle fonti scritte o resoconti precisi utilizzati come modello per la sua costruzione. Quanto all’attribuzione, questi rilievi sono generalmente collegati al “Maestro della Colonna Traiana”, una personalità artistica sicuramente importante nell’ambito della vita ufficiale dell’Impero, attento conoscitore dell’arte ellenistica.

L’arco di Costantino è invece un arco trionfale alto 21 metri con tre fornici (ovvero tre aperture), che si trova a pochi passi dal Colosseo. L’arco è stato eretto per volere del senato romano per celebrare e ricordare la vittoria dell’imperatore di Costantino contro Massenzio. Si tratta della famosa battaglia di Ponte Milvio avvenuta nel 312. La struttura è in marmo e la decorazione presenta vari rilievi che narrano gli episodi salienti legati alla vita degli imperatori precedenti, del II secolo, al quale Costantino si ispirava: Marco Aurelio, Traiano e Adriano. Proprio il II secolo è visto come il secolo felice della romanità, di cui questi imperatori ne sono il simbolo.

L’arco presenta un particolare fregio, il grande fregio di Traiano, scolpito e originariamente posto nel foro di Traiano. Il tema rappresentato è quello delle imprese dell’imperatore e del suo trionfo contro i Daci. La narrazione è quindi strettamente legata a quella della colonna Traiana già citata. Vari studiosi hanno anche ipotizzato che questi rilievi siano il frutto dello stesso maestro ma pur essendo molto simili, questi lavori hanno uno stile diverso: la colonna traiana ha uno scopo documentario, mentre l’arco è più celebrativo. L’arco presenta infatti una straordinaria ricchezza di dettagli e soggetti pur essendo l’esecuzione davvero simile a quella della colonna.

2911, 2014

Il tempio di tutti gli dei: il Pantheon

Nel cuore della Città eterna esiste un edificio storico in cui una volta entrati non potrete non sollevare lo sguardo ed essere letteralmente rapiti dal fascio di luce proveniente da un’apertura sulla sommità: il Pantheon. In greco la parola Pantheon significa “tempio di tutti gli dei” e, infatti, questo monumento dedicato probabilmente alle divinità pagane venerate in età classica fu ricostruito nel II sec. d.C. per volere di un imperatore illuminato e amante delle arti e della cultura. Fu Adriano ad avviare il rimaneggiamento di questo tempio di età augustea che era stato distrutto da alcuni incendi nel periodo precedente al suo governo.

pantheon

Ciò che colpisce del Pantheon è la sua perfezione costruttiva. L’edificio è inscrivibile in una sfera e la sua altezza è uguale al suo diametro. Il risultato è di estremo equilibrio e di armonia delle forme geometriche. L’artefice di questo progetto fu probabilmente l’architetto Apollodoro di Damasco. Un vero e proprio capolavoro di ingegneria edile e costruttiva con uno spazio perfetto e sferico che non può non colpire lo spettatore coi i suoi giochi di luce e ombra. L’apertura sulla sommità della cupola si chiama tecnicamente oculus e nel caso del Pantheon ha un diametro di 9 metri.

Uno degli elementi che non passa inosservato all’esterno del Pantheon è un’iscrizione in latino con lettere bronzee: M. Agrippa L.F. Cos. Tertium. Fecit. Questa espressione latina tradotta sciogliendone le abbreviazioni significa: Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, edificò. L’iscrizione risale quindi a un primo momento costruttivo, ovvero all’età augustea, nel I sec. a.C. L’imperatore Adriano volle però mantenere questo ricordo creando una continuità storica con l’imperatore del passato.

Abbiamo già detto che il significato del termine Pantheon è “tempio di tutti gli dei”. Ma a quali dei era dedicato questo edificio? Per quali scopi era utilizzato in origine? Secondo gli storici, la sua funzione iniziale è quella di tempio religioso e pagano, dedicato agli dei protettori della famiglia Giulia, alla quale apparteneva Augusto. Tra le divinità principali collegate a questo culto nel corso del tempo c’erano Marte e Venere. Secondo altri studiosi invece, il nome deriva dalla caratteristica volta che potrebbe evocare una volta celeste e divina.

Cosa rende il Pantheon così speciale sotto il profilo architettonico? Questo tempio è caratterizzato dalla presenza di un Pronao, ovvero un’area di ingresso antistante alla zona interna, con forma squadrata, come accade per molti templi greci, e uno spazio circolare interno. All’esterno ci sono sedici colonne di granito di colore grigio e rosa alte 13 metri. Dal punto di vista costruttivo l’elemento più importante e interessante è la cupola in calcestruzzo. Fu costruita in maniera pensata e accurata utilizzando materiali più leggeri mano a mano che si arrivava alla sommità. Il travertino è usato nella sua parte più bassa mentre nella parte superiore troviamo lapilli e pietra pomice, più leggeri, e dunque in grado di pesare meno sulla struttura.

Se il Pantheon è giunto a noi sino a oggi è anche perché durante il VII secolo è stato convertito in una basilica cristiana come avveniva per moltissimi monumenti pagani durante il passaggio all’età cristiana. Dedicato a Santa Maria della Rotonda ha vantato anche lo status di “Basilica Minore”. Mentre, nel 1870 è diventato sacrario dei Re di Italia accogliendo le spoglie mortali di Vittorio Emanuele II, Margherita di Savoia, ma anche di Raffaello Sanzio, grandissimo artista rinascimentale.

2811, 2014

Roma sotterranea: le catacombe paleocristiane

Roma, citta eterna, conosciuta per i suoi splendori in superficie riserva meraviglie anche nella sua parte più nascosta e sotterranea. Sono moltissime le testimonianze di età paleocristiana che è possibile visitare ancora oggi nel cuore di questa città che accolse le prime comunità cristiane. Queste diedero impulso a una grande attività artistica legata alla diffusione del messaggio di salvezza che intendevano trasmettere in un momento in cui ancora embrionale per la storia della Chiesa.

The Catacombs of San Callisto, "Good shepherd".

The Catacombs of San Callisto, “Good shepherd”.

Tra le più interessanti catacombe c’è il complesso di San Callisto, che sorge lungo la via Appia, ed è costituito da un gruppo di aree cimiteriali datate al II sec. d.C. Il nome delle catacombe fa riferimento a un papa martire molto importante per la storia della chiesa occidentale. Tra le zone significative dell’area ci sono la cosiddetta “Cripta dei Papi” e la “Cripta di Santa Cecilia” con i “Cubicoli dei Sacramenti” risalenti agli inizi del III secolo d.C e con affreschi legati ai principali sacramenti della liturgia come l’Eucarestia e il Battesimo.

Le Catacombe di San Sebastiano, il cui nome è legato al martire cristiano che fu qui sepolto, sorgono in un’area di Roma che un tempo presentava cave di pozzolana, lungo la via Appia Antica. Infatti, era nota con il nome di ad catacumbas, ovvero “nei pressi dell’avvallamento”, e questa espressione si è poi trasformata nel termine con cui si fa riferimento alle catacombe nella loro attuale accezione. Le catacombe di San Sebastiano presentano numerose tombe a loculo pagane e cristiane con motivi decorativi parietali e graffiti e invocazioni agli apostoli Pietro e Paolo. Sappiamo che l’area cimiteriale ebbe una frequentazione piuttosto intensa sino a tutta l’età medievale.

The Catacombs of Priscilla, "Good shepard".

The Catacombs of Priscilla, “Good shepard”.

In Via Salaria si trovano le Catacombe di Priscilla, la nobile fondatrice del complesso cimiteriale, il cui apporto alla realizzazione è testimoniato da un’iscrizione in loco. Molti papi furono sepolti all’interno di questo cimitero da Marcellino, a Silvestro, a Celestino e Vigilio. Le decorazioni che interessano il cosiddetto “Cubicolo della Velata” sono direttamente collegate alla vita della donna defunta. Il cubicolo (piccola camera sepolcrale ai lati della galleria) è decorato con pitture della seconda metà del III sec. che alludono al matrimonio, alla maternità e alla morte della defunta qui sepolta. Qui, in una nicchia c’è la più antica testimonianza iconica della Madonna in Occidente: la Madonna con il Bambino e il profeta Baalam, risalente al III secolo. Un’altra zona interessante è il criptoportico (portico semisotterraneo) con la “Cappella Greca”, che originariamente era un sepolcreto privato di una nobile famiglia, particolarmente importante per la presenza di cicli pittorici molto antichi, sempre datati al III secolo.

In via Nomentana sorgono invece delle catacombe non perfettamente conservate a causa dell’intensa frequentazione: le Catacombe di Sant’Agnese. Questo è il nome di una martire romana molto giovane a cui è dedicato il complesso, anche se esistono differenti versioni storiche in merito alla sua vita. Tra queste, la testimonianza di Sant’Ambrogio e Prudenzio, i quali raccontano che la fanciulla morì decapitata in nome della religione cristiana, e in seguito a questo episodio, il suo culto si diffuse in maniera molto intensa. Sembra che anche l’imperatore Costantino fu molto devoto a questa martire, tanto che fece costruire nelle vicinanze dell’area una basilica e un mausoleo con cupola e decorato mirabilmente con mosaici e amorini, in onore di Costantina. Fu poi papa Onorio I a costruire la basilica sulla tomba di Agnese con un’abside decorata con mosaici che rappresentano Agnese e i papi Onorio e Simmaco.

Nei pressi di via Casilina sorgono invece le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, chiamate anche “Catacombe di Sant’Elena”. Esse si estendono per una superfice davvero ampia, di circa 18.000 m². Uno scavo effettuato nel 2006 ha riportato alla luce diversi ambienti che mai erano stati scoperti prima, con affreschi e numerosi corpi risalenti alla fine del II secolo d.C., la cui sepoltura è legata con molta probabilità a un’epidemia di peste. Il complesso era segnalato dalle fonti come “inter duas lauros” a causa del nome originario della zona. Lo sviluppo dell’area dedicata ai martiri cristiani è legato a papa Damaso, il quale fece costruire la scala d’accesso alle sepolture, poste in una cripta sotterranea. Si attesta una grande frequentazione dell’area, con affreschi e incisioni in latino e runico.

2811, 2014

Le chiese Barocche di Roma

Per tutta la durata del Seicento, Roma è protagonista indiscussa dell’arte e dell’architettura barocca. Questo stile che si sviluppa nel corso del XVII secolo, in Italia risulta strettamente legato al clima culturale della Controriforma, e dunque all’opera dei papi mecenati. Le opere realizzate in questo momento storico sono caratterizzate da una forte natura illusionistica e finalizzate al destare meraviglia e stupire l’osservatore. Nel campo dell’architettura religiosa, occorre sottolineare che la Chiesa necessita di rispondere in maniera programmatica alle accuse della Riforma luterana. Di conseguenza, il recupero del suo ruolo nel mondo cristiano occidentale si serve del linguaggio dell’arte. L’artista è chiamato a esprimere il messaggio della Chiesa di Roma in maniera accurata, coinvolgente e persuasiva. Il risultato è ottenuto attraverso una pittura fortemente illusionistica, che utilizza espedienti come quello del trompe l’oeil, e celebra la vita dei principali santi, e protagonisti dei principali ordini che diedero impulso alla diffusione del messaggio cristiano. Per questo motivo, anche l’impianto architettonico delle Chiese risponde a criteri particolari: la navata è unica perché il fedele deve focalizzarsi sull’altare, e sulla parte comunicativa della liturgia. Questa esigenza risultava proprio espressa dai dettami del Concilio di Trento.

Chiesa del Gesù, Cappella del Sacro cuore.

Chiesa del Gesù, Cappella del Sacro cuore.

Tra le chiese principali ideate e costruite nel corso di questo periodo storico troviamo innanzitutto la Chiesa del Gesù. Questo edificio rappresenta il modello per eccellenza della chiesa barocca. Legata al fondatore dell’ordine della Compagnia di Gesù, Ignazio di Loyola, conserva la tomba del santo nel suo transetto sinistro. L’edificio risale al 1627 ed è caratterizzato dalla presenza di pitture da osservare da un preciso punto del pavimento. Sul soffitto sorge infatti una finta cupola dipinta dall’artista Andrea Pozzo, che può essere colta in tutta la sua forza prospettica e illusionistica solo posizionandosi sopra al disco marmoreo giallo del pavimento. La volta della navata è opera del padre di Andrea, e rappresenta la Gloria di Sant’Ignazio. Prospiciente alla Chiesa c’è la piazza di Sant’Ignazio, opera di Filippo Raguzzini, realizzata in stile rococò nel XVIII secolo.

Sant’Andrea della Valle sorge invece su Corso Vittorio Emanuele II, ed è caratterizzata dalla presenza di una facciata monumentale, essendo anche questa una chiesa simbolo del barocco romano e dell’attività di un altro ordine monastico, quello dei “teatini”. La sua costruzione è legata al nome del celebre architetto Carlo Maderno, il quale completò anche l’alta cupola, seconda per altezza a quella di San Pietro. L’interno è a navata unica, con sei cappelle laterali, e una volta a botte. Gli affreschi della cupola sono famosissimi e opera di due note personalità artistiche italiane, Giovanni Lanfranco e Domenichino, e raccontano attraverso le immagini visive, la Gloria del Paradiso e gli Evangelisti, e le Storie di Sant’Andrea nel catino dell’abside.

Borromini, Sant'Ivo alla Sapienza.

Borromini, Sant’Ivo alla Sapienza.

Sant’Ivo alla Sapienza sorge invece su Corso Rinascimento dominando il paesaggio urbano con il suo meraviglioso campanile. La sua facciata è particolare apparendoci piuttosto concava; è opera di Francesco Borromini, al quale papa Urbano VIII commissionò il progetto nel 1632, nell’ambito dell’attività costruttiva del Palazzo della Sapienza. Eppure è solo nel 1660 che Alessandro VII Chigi consacra la chiesa, elegante e raffinata, con alto tamburo (elemento di raccordo posto alla base della cupola), finestroni e lesene (piccoli pilastri addossati alla parete). All’interno, sono da non perdere la decorazione in stucco con simboli appartenenti alla famiglia Chigi come stelle e monti a sei cime più altri simboli cristiani. Inoltre, l’altare maggiore è decorato da una pala d’altare legata al genio di Pietro da Cortona.

La Chiesa di Santa Maria della Vittoria sorge invece dove un tempo era presente un’altra chiesa: San Paolo dei Carmelitani Scalzi. Venne ricostruita grazie al cardinale Scipione Borghese e il progetto fu commissionato a Stefano Maderno. L’interno è a navata unica e tre cappelle laterali ed è famoso per la presenza di una cappella legata a Gian Lorenzo Bernini: la cappella Cornaro. Qui Bernini realizzò il gruppo scultoreo conosciuto come l’Estasi di Santa Teresa d’Avila, in marmo e unico per il suo grandissimo impatto emotivo.

Tra gli edifici più piccoli ma più suggestivi del Barocco c’è la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane, più nota come la chiesa di San Carlino. Opera del Borromini, fu cominciata nel 1638, e terminata sei anni dopo. Si caratterizza per la presenza di linee convesse e concave che creano un effetto vibrante e movimentato. La pianta è ellissoidale, e al vano interno della cupola corrisponde un tamburo esterno con lanternino decorato da nicchie. All’interno la decorazione è costituita da lacunari che creano dei motivi particolari e raffinati.

Dott.ssa Giuliana Schiavone

Section of San Carlo alle Quattro Fontane, ca. 1730.

Section of San Carlo alle Quattro Fontane, ca. 1730.

2711, 2014

Passeggiando a Roma. Gli splendori del Barocco: le fontane

È soprattutto per la presenza di un patrimonio artistico legato all’età classica che Roma è conosciuta a livello mondiale. Chi non conosce il Colosseo, i Fori Imperiali, il Pantheon o la Colonna Traiana? Eppure la Città eterna, ricca di fascino e cultura, possiede una storia stratificata, essendo un prezioso bagaglio di memoria che consente a qualunque visitatore di compiere un viaggio a ritroso nel tempo. Visitare Roma è un po’ come fare una passeggiata attraverso diverse epoche storiche, stratificate tutte in un unico spazio urbano.

Un itinerario particolarmente interessante è quello collegato alle testimonianze di età barocca. Con il termine “Barocco” si intende una fase dell’architettura europea che segue al Rinascimento, e si sviluppa nel corso del XVII secolo. Rispetto alla regolarità e all’armonia che avevano caratterizzato l’età precedente, il gusto barocco è fortemente caratterizzato dalla presenza di linee curve, andamenti irregolari, spirali, e motivi ornamentali che riempiono quasi ogni spazio che l’architettura offre. Ciò equivale a un desiderio di meravigliare e destare stupore nel cuore dell’osservatore come se lo spazio fosse una quinta teatrale dominata da luci e ombre. Ecco quindi che Roma, sotto l’impulso di pontefici mecenati si avvia proprio nel corso del secolo verso un’intensa attività decorativa degli spazi urbani, e di cui fontane e piazze rappresentano solo alcuni degli aspetti costruttivi legati a questo stile.
Ecco dunque qualche idea per ammirare dei veri e propri capolavori in questo stile all’interno della città di Roma.

La barcaccia

La Barcaccia. Questa caratteristica fontana situata in Piazza di Spagna davanti alla scalinata di Trinità dei Monti, è stata progettata da Pietro Bernini, il padre del più noto Gian Lorenzo. Il committente è proprio un papa mecenate: Urbano VIII, come testimoniano i due stemmi posizionati all’esterno con tiara e api, che fanno parte dell’iconografia araldica della famiglia papale. Motivo ispiratore di questa fontana terminata nel 1629 potrebbe essere stato un episodio particolare che interessò Roma nel 1598, quando a causa di una piena del Tevere, comparve una barca in secca proprio al centro della piazza. Da qui, secondo la leggenda deriverebbe il nome “barcaccia”.

Le fontane di Piazza Navona. Al pontefice Innocenzo X Pamphilj è invece legata la realizzazione delle fontane situate in una piazza famosissima di Roma: piazza Navona. Qui, accanto all’obelisco del Circo di Massenzio, fu collocato un complesso statuario marmoreo progettato dal Bernini che avrebbe dovuto destare stupore e ammirazione per la sua magnificenza. Queste statue rappresentavano i quattro fiumi principali del mondo: il Gange, il Nilo, il Danubio e il Rio de la Plata, opera di quattro scultori differenti. Si tratta di un monumento legato a un forte simbolismo e di cui gli elementi fondamentali sono: il numero quattro come espressione della perfezione della creazione divina, la colomba, la morfologia a forma di uovo della pianta della fontana che rimanda allo zoroastrismo. Ma in piazza Navona c’è anche un’altra fontana realizzata nel 1574 e conosciuta come Fontana del Moro. Il suo progetto è opera di Giacomo Della Porta e rappresenta un tritone che trattiene con forza un delfino, ed è stata realizzata nel cinquecento da Giovan Antonio Mari.

Bernini, Fontana del Tritone.

Bernini, Fontana del Tritone.

Fontana del Tritone. Tra le fontane più celebri di Roma c’è la Fontana del Tritone, realizzata dal Bernini nel 1643. Scolpita in travertino, presenta motivi ornamentali legati alla dimensione marina come quello del delfino, della conchiglia e del tritone. Il risultato finale è di grande impatto percettivo con il tritone che è accovacciato sulla conchiglia ed è ritratto nell’atto di soffiare vigorosamente. Assolutamente da non perdere.

Fontana di Trevi. Chi non conosce questa fontana e non ha lanciato almeno una volta nelle sue acque una monetina esprimendo un desiderio? Si tratta della fontana più famosa e scenografica di Roma. Un simbolo della magnificenza del tardo barocco romano, progettata da Nicola Salvi e inaugurata nel 1735. Alla sua realizzazione hanno collaborato moltissimi scultori e la sua storia si estende in un periodo più o meno discreto di tempo. Il tema principale del complesso è il mare. Il motivo principale che sovrasta l’insieme è una scogliera rocciosa al cui centro è collocata una nicchia con la statua di Oceano che guida un cocchio a forma di conchiglia accompagnato da tritoni. Altre due nicchie ospitano le statue della Salubrità e dell’Abbondanza. L’acqua conferisce vita a un complesso scenografico e stupefacente, ricco di colonne e dettagli, statue e motivi ornamentali che popolano la scogliera rocciosa. Tutti questi fattori rendono questa fontana uno dei monumenti più visitati al mondo.

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